Ecco la prosecuzione del viaggio

Quinto giorno: Chivay

Sveglia presto e pronti per partire per Chivay, il viaggio in autobus serve per acclimatarsi con la quota visto che d’ora poi non si scende sotto i 3000 metri . Nuovamente mi sorprende il deserto, la quasi assenza di vegetazione e l’aridità del terreno, ma soprattutto la vastità del paesaggio.

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Incontriamo altri animali tipici, vigogna e alpaca che pascolano tranquilli e beati. Sono creature deliziose e molto timide, appena vedono qualcuno se la danno a “zampe” elevate.

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Durante il tragitto si passa per il passo di Patobamba, ad un’altezza di 4910 metri. Assolutamente una sosta d’obbligo per ammirare uno scenario che ruota a quasi 360° dove i protagonisti sono le vette dei vulcani, nella foto sotto se ne vede uno che fuma.

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L’aria che si respira è diversa, diventa più rarefatta e fai un pò più di fatica per muoverti, ma raramente succede che qualcuno stia davvero male, quindi niente panico. Come l’aria cambia, anche la luce … diventa più intensa, più avvolgente (incubo per impostare l’apertura e i tempi corretti con la reflex…queste sono le immagini che ho fatto con il cellulare), il sole è più cuocente.

Sesto giorno: Chivay, Canyon del Colca e Puno

Chivay è un piccolissimo villaggio non molto bello architettonicamente, ma affascinante per l’atmosfera che si respira, essendo una cittadina viva di tradizioni, di gente autentica e di colori. Consiglio di andare alle terme per farvi un bagno rigenerante e bere un mate de coca a mollo nell’acqua.

Una nota di servizio per entrare alla città bisogna pagare un ingresso, chiamato un boleto turistico al costo di 70 soles, che ti da diritto di accedere anche al Canyon del Conca, uno dei più profondi al mondo. Nell’immagine sotto il primo tratto baciato dal sole mattutino.

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Il Canyon è famoso per vedere in volo i condor, uccelli di rara bellezza con un’apertura alare di un metro.

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L’unica nota dolente è la quantità di gente ad osservare queste danze, ho un sacco di immagini dove mi spuntano gambe, braccia e berretti e mi coprono i condor. Mi sa che che si è sparsa troppo la voce che l’ora migliore per vedere questo spettacolo è dalle 8 di mattina alle 10, poi i condor si stufano e non si fanno più vedere.

La giornata prosegue con destinazione Puno … un viaggio infinito. Arrivata a Puno dopo 6 e mezza di viaggio ero talmente fusa che mi sono dimenticata la giacca a vento nell’autobus, fortunatamente, poi, ritrovata.

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Aspetto positivo di questo tragitto è il laghetto che vedete nella foto in basso, abitato da centinaia di fenicotteri rosa e altri uccellini. Avrei piantato una tenda lì per passarvi una notte e sentirmi parte della natura.

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Settimo giorno: Lago Titicaca + Isole Uros + Isola Amantani

Nuovamente sveglia presto per prendere un battello che ci porti in visita al lago Titicaca. Il lago è davvero molto grosso, tanto che per me abituata alla distesa di mare, lo chiamavo Mare Titicaca.

La prima tappa sono state le isole Uros, isole galleggianti artificiali fatte di canne di totora, pianta che cresce naturalmente nel lago. Sono state costruite da un’antica popolazione, appunto gli Uros, per avere un’area che non potesse essere attaccata. Gli abitanti vivono di pesca e principalmente di vendita dei prodotti artigianali (sono famosi i tessili) ai turisti, perdendo molto delle tradizioni e caratteristiche di un tempo. Si possono visitare ed esplorare le varie isolette, anche, a bordo di canoe tradizionali.

Vi consiglio di assaggiare la frittella fatta con la farina di quinoa, a mio parere molto buona.

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Il viaggio prosegue, lentamente, verso l’isola Amantini. Dove trascorreremo il resto della giornata e soprattutto verremo accolti da una famiglia che ci ospiterà fino alla mattina dopo.

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Appena si scende vieni accolto dal rappresentante della comunità che ti assegna la famiglia dove alloggerai. La mia era composta da una singola persona, una donna minuta vestita in abiti tradizionali e di poche parole, ma ricca di gesti e di gentilezza.

Oltre ad assaporare le tradizioni dell’isola, affascinate è salire sulla montagna Pacha Mama (Madre Terra) in modo da essere in cima all’ora del tramonto. Nonostante delle nubi sullo sfondo il risultato è ottimo ugualmente, mi è piaciuta molto la pace e tranquillità straordinaria che si respira.

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Ottavo giorno: Isola Taquile + Sillustani

Con una mezz’ora abbondante di traghetto si arriva in questa autentica isola…profumi, i colori del lago e del cielo che si  contrastano con quelli dell’isola dati dai vestiti degli abitanti e dalla natura…di nuovo mi sarei fermata ore ad ammirare questo paradiso.

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Girato a piedi l’isola siamo ritornati a Puno con il battello. Arrivati al porto non fatemi trasportare dal ritmo lento del lago e andare a dormire da qualche parte, ma di armatevi di forza e andate a Sillustani che si raggiunge con un’oretta abbondante di strada. Soprattutto recatevi, anche qua, al tramonto. Noi siamo arrivati e tirava un’arietta niente male, ma di nuovo, il Perù mi ha dedicato un panorama fantastico ed un’emozione incredibile.

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Sillustani è un’area caratterizzata da torri circolari e alte che fungevano da tombe, costruite da una popolazione pre-inca per seppellire le persone importanti.

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Ottavo giorno: viaggio verso Cusco

Da Puno si possono prendere degli autobus che ti portano a Cusco. Ce ne sono di vari prezzi, autobus turistici e quelli un pò meno. L’autobus turistico hai quasi la garanzia di pulizia e puntualità, ma durante il tragitto ti porta a delle tappe prestabilite perdendo così l’autenticità dell’avventura. Io purtroppo ho viaggiato “in prima classe” visitando certo bei posti, ma non riuscendo ad assaporare l’atmosfera e a gustarmi il mio tempo. Di sotto alcune immagini di due posti che abbiamo visitato. Divertente è stato passare sopra a questa “passerella” sospesa su un torrente, dicono, originaria del tempo Inca.

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Nono giorno: escursione Rainbow Mountain

Alle due di mattino la nostra guida ha portato, me e i miei compagni d’avventura, “a perdere su per i bricchi di Cusco” (come si direbbe dalle mie parti, a significare che eravamo in un posto tanto remoto che non avremmo saputo la strada di casa), ma è stata una delle giornate più emozionante della mia vita.

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Non voglio anticipare molto perché voglio dedicare un post specifico a questa meravigliosa escursione, ma vi posso consigliare a chi piace camminare, che è “una cosa” sicuramente da fare. Non è semplice e bisogna avere un po di allenamento, non tanto per gli 8 km ad andare e altrettanti a ritornare, ma per il dislivello di 800 metri, che a quota superiore ai 4000 metri, sono molti.

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La fatica è super premiata da uno spettacolo che non si può descrivere, ma solo ammirare. La cima che ammiri è conosciuta anche come le montagne dai 7 colori.  Vi lascio con quest’ultima foto, dove io sono in contemplazione di questi colori.

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Al prossimo post con, spero, l’ultima parte del viaggio.

Itinerario per vivere al meglio il Perù – seconda parte

2 pensieri su “Itinerario per vivere al meglio il Perù – seconda parte

  • 16/09/2016 alle 12:16
    Permalink

    Che bei paesaggi!! Il Perù sembra proprio una meta adatta a chi cerca l’avventura ed il contatto con la natura, ma anche la tranquillità di posti rilassanti!

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    • 16/09/2016 alle 13:23
      Permalink

      Grazie mille Antonella. Hai ragione i paesaggi Peruviani evocano avventura, ma allo stesso tempo infondono tranquillità. Almeno per me è stato così, è stata un’esperienza incredibile.

      Rispondi

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